Protagonista magistrale per aprire un’ottima serie gialla. Voto: 4 su 5
Giallo solido ed efficace, con una scrittura agile e un protagonista scoppiettante: il commissario, pardon, vice questore Schiavone, mattatore assoluto della storia e della serie che inizia con questo caso.
Burbero, irritabile e instabile ma segugio implacabile nonostante le debolezze e i trascorsi. Ci si affeziona subito a questo geniale perdente che conosce a menadito la natura umana perché lui per primo profondamente umano.
Il caso è simpatico e leggibile benché non originalissimo, e si intuisce la soluzione strada facendo (se si è avvezzi al genere come il sottoscritto).
In sostanza, un'ottima lettura e l'inizio di una bella amicizia letteraria.
Idea geniale per una storia noiosa e prevedibile. Voto: 2 su 5
Romanzo altalenante, con un’idea geniale e sprazzi di grande letteratura ma una trama discontinua, statica e prevedibile, infarcita da una ricchezza linguistica che spesso sfocia nella leziosità autocompiacente.
La componente storica viene tratteggiata a sufficienza ma resta soffocata da un io narrante introspettivo oltre i limiti di pazienza del lettore. L’originalità della premessa, la scrittura a tratti ispirata e alcune sagaci osservazioni sulla vita non bastano a risollevare una narrazione faticosa che spesso ripete situazioni, pensieri, scene ridondanti. La terza parte poi risulta scontata e prolissa, quasi superflua.
In breve, una lettura che non mi sento di consigliare.
Con questa recensione comincia oggi la rubrica "100 parole 1 libro" che darà nuova verve e vigore alle recensioni di libri su questo blog. Buon viaggio e buona lettura!
per smascherare l’inquietante futuro che ci aspetta.
Cari amici lettori, è con grande piacere che vi invito alla presentazione del mio ultimo thriller, “Parigi in nero”, che si svolgerà il prossimo martedì 14 novembre alle ore 18,30 presso la Biblioteca Manuel Alvar in c/ Azcona 42, Madrid.
Oltre a me, saranno presenti Elisabetta Bagli, poetessa e scrittrice, e Beatrice Binotti, attrice; modererà l’evento Giovanni Simone, del Comites di Madrid. Alla fine dell’evento verrà offerto un rinfresco.
Questa sarà l’occasione non solo per assistere a un evento culturale in italiano a Madrid, ma anche per rivederci in un contesto ludico e stimolante. Vi aspetto!
Finalmente! Dopo quasi un mese, ecco il video del mio intervento alla presentazione dell'antologia Lo dice il mare, una raccolta di 25 racconti inediti uniti da un comune tema: il mare. Io ho partecipato con il racconto "Sommerso", un thriller futurista che si svolge in una Ravenna sotto il livello del mare a causa del cambio climatico. Un'avventura inaspettata ed emozionante, da non perdere.
Il video è solo un piccolo assaggio dell'evento del 27/09 alla Biblioteca Eugenio Trías (Retiro) di Madrid. Troverai il mio racconto completo sull'antogia Lo dice il mare, o alla prossima presentazione del mio ultimo thriller Parigi in nero, tra due settimane: il 14/11 alle 18:30 alla Bibloteca Manuel Alvar di Madrid. Ti aspetto!
Ecco l'incipt del mio racconto:
Sono un pesce. Adoro questa sensazione.
Volo in un mare di bolle, leggero come un sogno. Una spinta di pinne e
scendo in profondità, verso il buio e il silenzio. L’acqua mi circonda e mi
sostiene. Rabbrividisco, forse sono qui sotto da troppo tempo. Mi restano solo
undici minuti e sono ancora a mani vuote.
Arrivo sul fondo, mi metto in piedi sull’asfalto e mi sento un marziano,
circondato dai palazzi coperti di alghe e con il mare al posto del cielo. Un
luccio mi sfreccia accanto, sembra farmi l'occhiolino. Con un colpo di pinne
attraverso una finestra e mi infilo nella Basilica di San Vitale.
Mi resta poco tempo per curiosare. Vago per la sala deserta, osservo i
mosaici che brillano alla luce della torcia elettrica. Poi individuo un buco
nel pavimento di marmo, chiuso da una botola. Con difficoltà la alzo ed entro,
scendendo ancora più giù.
Nella penombra vedo un soffitto a volta, mobili antichi e mosaici. È una
cripta. Mi spavento vedendo ossa umane che galleggiano in un angolo. Ricordo di
morte, dell’incidente, di mia madre.
Rallento la respirazione e mi calmo. Una lastra di marmo pende dalla
parete, la stacco del tutto. Nella nicchia segreta c’è una pila di cassette di
metallo a tenuta stagna, una decina almeno. Prendo la prima, è pesante ma dovrei
farcela. Guardo il manometro: mi restano quattro minuti, un gioco da ragazzi.
Quando mi volto l’uscita è sparita: la botola è caduta. La spingo ma non si
muove. Tre minuti. Il cuore mi batte a mille, cerco qualcosa per puntellarmi e
sbloccare la botola. I mobili, non c'è altro.
Mi tolgo le pinne per essere più libero, ammucchio due cassepanche e uno
scranno. Pesano come morti, come i cadaveri dei re bizantini sepolti qui
dentro. Finirò come loro?
Due minuti. Sento il sapore metallico dell'ossigeno da fine bombola, come
il giorno dell’incidente. Salgo sulla pila di mobili, pianto le mani nella
botola e spingo. Niente. Un minuto.
La mia gamba zoppa si irrigidisce, stringo i denti e spingo ancora. La
botola si spalanca con un tonfo. Mi gira la testa. Nuoto per qualche metro,
lento, troppo lento. Non ce la farò.
D'un tratto mi ricordo. Torno nella cripta, mi infilo le pinne e parto a
razzo, attraverso la basilica, verso la luce, l'aria, la vita. Perché qui sotto
morirei. Perché non sono un pesce.
Una tecnologia seducente e minacciosa. Un mondo allo sbando, drogato di emozioni artificiali. Cinque anime travagliate, in lotta per sopravvivere.
Quando Parigi diventa il fulcro di un piano di smisurata ambizione, chi di loro riuscirà a salvare la propria umanità?
Un thriller avvincente e spietato, per smascherare l’inquietante futuro che ci aspetta.
Dopo le emozioni di "Madrid da morire", una nuova storia mozzafiato nella collana Brivido capitale (romanzi indipendenti). Leggi "Parigi in nero" nel formato che preferisci:
In vista del Natale, e per festeggiare i due anni dalla pubblicazione, ho deciso di fare a tutti i miei lettori un regalo: il mio thriller "Madrid da morire" è disponibile GRATIS da oggi lunedì 19 fino a venerdì 23 dicembre, in versione ebook.
Con questo thriller da brivido vivrai in prima persona un’avventura mozzafiato nella notte di Madrid, dove niente è quello che sembra. Scoprilo leggendo il prologo o vedendo il trailer, o anche su facebook. (También en español: "De un trago")
Un'ottima occasione per leggerlo ed emozionarsi in queste feste, o rileggerlo se lo hai in versione cartacea. Adatto per ogni e-reader ma anche per tablet, smartphone e PC (scopri come qui).
Trovi "Madrid da morire" in ebook solo su Amazon nel tuo paese:
Como se acerca la Navidad, y para celebrar los dos años desde su publicación, he decidido hacer a todos mis lectores un regalo: mi thriller "De un trago" está disponible GRATIS desde hoy lunes 19 hasta el viernes 23 de diciembre, en versión ebook. Con este frenético thriller, versión en español de "Madrid da morire", vivirás en primera persona una aventura para cortar el aliento en la noche de Madrid, donde nada es lo que parece. Descúbrelo leyendo el prólogo o viendo el trailer, o también en facebook.
Una excelente ocasión para leerlo y emocionarte en estas fiestas, o para volver a leerlo si sólo lo tienes en papel. Es apto para cualquier libro electrónico y también para tablet, smartphone y ordenaror (descubre cómo aquí)
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Dilo por ahi, y ¡no se te olvide escribir una reseña!
Basta con questa storia del cambio climatico, del non ci sono più le mezze stagioni, di che caldo che fa. I mandorli hanno ragione. Loro sanno. Per questo sono già fioriti a gennaio, addirittura a dicembre, almeno vicino a casa mia. Del resto lo dicono anche 30 istituti di ricerca internazionali: le ultime sono state le estati più calde dal tempo dei Romani. Cominciate pure a buttare i cappotti e a comprare condizionatori d'aria. Aggiornamento: se ne sono accorti anche i giornali italiani che è un'Italia senza inverno
Basta con esto del cambio climático, de que ya las estaciones no son las de antes, del qué calor que hace. Los almendros tienen razón. Ellos saben. Por ello ya están en flor en enero, incluso en diciembre, por lo menos cerca de mi casa. Al fin y al cabo lo dicen también 30 instituciones de investigación internacionales: los últimos fueron los veranos más cálurosos desde los romanos. Ya podemos empezar a tirar los abrigos y comprar los equipos de aire acondicionado.
Sei ancora alla ricerca della sorpresa perfetta per queste feste? Regala o regalati “Madrid da morire”, un thriller da brivido per vivere in prima persona un’avventura mozzafiato nella notte di Madrid, dove niente è quello che sembra. Scoprilo leggendo il prologo o vedendo il trailer, o anche su facebook. (También en español: "De un trago")
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E quando avrai letto il libro, puoi recensirlo su Amazon, sarò curioso di leggere quali emozioni hai provato.
Cuando el pasado vuelve sólo queda por descubrir por qué estás dispuesto a morir.
¿Aún estás buscando la sorpresa perfecta para estas Navidades? Regala y regálate "De un trago", versión en español de "Madrid da morire", mi frenético thriller con el que vivirás en primera persona una aventura para cortar el aliento en la noche de Madrid, donde nada es lo que parece. Descúbrelo leyendo el prólogo o viendo el trailer, o también en facebook.
En un blog de pensamiento independiente no puede faltar una postura sobre la próximas Elecciones Generales aquí en España. Para expresar mis ideas al respecto le doy la palabra a mi querido amigo Vincent Vega, cuya elocuencia es más efectiva que la mía.
Il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino. Una barriera che divise i berlinesi dai berlinesi, i tedeschi dai tedeschi, gli europei dagli europei, per 28 anni. Un’oscenità storica, fonte di conflitto, incomprensioni, identità fasulle e false ideologie, imposte in nome di un nemico tanto fantomatico quanto comodo. Per fortuna la gente ha saputo dire basta. Da lì è partita un’onda di armonia e prosperità che dura ancora oggi.
Sembrerebbe una lezione cristallina, eppure l’essere umano non vuole imparare. Oggi stesso si stanno innalzando nuovi Muri di Berlino, barriere fisiche, come tra Ungheria, Slovenia e Croazia, oppure barriere mentali, come tra Catalogna e Spagna. Non ho conoscenze né competenze sufficienti per dare un’opinione sulle questioni politiche alla base di questi progetti di divisione. Però so una cosa: le barriere allontanano, generano tensioni, conflitti e infelicità. Le barriere sono il sintomo di una visione distorta della realtà, che non vuole vedere le cose in comune tra le due parti, in entrambi i sensi.
Forse, invece di pensare di innalzarne di nuovi, sarebbe più opportuno occuparci dei Muri di Berlino che ci portiamo dentro: le barriere mentali che impediscono di riconoscere l’altro come un possibile me stesso; barriere che mi illudono di essere qualcosa di diverso dal resto, quando in realtà non ne sono che una parte; barriere che mi convincono di poter essere felice quando il resto non lo è.
Siamo tutti sulla stessa barca. Stare bene grazie alla sofferenza altrui non solo non è etico, semplicemente non funziona. La storia lo insegna. Ascoltiamola.
El 9 de noviembre 1989 cayó el Muro de Berlín. Una barrera que dividió a los berlineses de los berlineses, a los alemanes de los alemanes, a los europeos de los europeos, durante 28 años. Una obscenidad histórica, fuente de conflictos, malentendidos, identidades de pacotilla y falsas ideologías, impuestas en nombre de un enemigo tanto irreal como cómodo. Afortunadamente, la gente supo decir basta. A partir de ahí comenzó una ola de armonía y prosperidad que aún continúa en la actualidad.
Parecería una lección clara, sin embargo el ser humano no quiere aprender. Hoy en día se están levantando nuevos Muros de Berlín, bien barreras físicas, como entre Hungría, Eslovenia y Croacia, bien barreras legales, como entre Cataluña y España. No tengo conocimientos ni competencias suficientes como para dar una opinión sobre las cuestiones políticas detrás de estos proyectos. Pero sé una cosa: las barreras alejan, generan tensión, conflicto e infelicidad. Las barreras son el síntoma de una visión distorsionada de la realidad, que no quiere ver lo que hay en común entre las dos partes, en ambos sentidos.
Tal vez, en lugar de pensar en levantar nuevos muros, sería más apropiado ocuparnos de los muros de Berlín que llevamos dentro: las barreras mentales que impiden reconocer al otro como un posible yo mismo; barreras que me engañan y me hacen creer que soy algo diferente del resto, cuando en realidad sólo soy una parte de ello; barreras que me convencen de que puedo ser feliz cuando el resto no lo es.
Estamos todos juntos en esto. Estar bien gracias al sufrimiento de los demás no sólo no es ético, simplemente no funciona. La historia nos lo enseña. Escuchémosla.
Meglio la prima o la seconda? Dopo aver finito di godermi “True Detective 2” il paragone è inevitabile: meglio la caccia frenetica al serial killer psicopatico o l’investigazione nella melma corrotta e collusa di politica, polizia, capitalisti e gangster? Se non sapete di cosa sto parlando, correte a vedere la prima stagione, con Matthew McConaughey e Woody Harrelson in stato di grazia, e poi tirate dritto con la seconda stagione, ancora più cupa e da brivido della prima. (Nota: le due stagioni sono indipendenti, nuovi protagonisti, nuova storia)
Se invece le avete viste entrambe, ecco qual è il mio giudizio (occhio, arrivano gli spoiler): sono due produzioni meravigliose, emozionanti e coinvolgenti, dove i 55 minuti di ogni episodio volano in un lampo, in tensione sul sofà dall’inizio alla fine, con l’ansia di conoscere la verità e di vedere come riusciranno i protagonisti a stanare i cattivi senza rimetterci la pelle, o l’anima.
True Detective 1 ha un approccio più originale all’argomento investigativo: più che investigare il crimine, sono i detective a venire investigati. La narrazione si svolge almeno su tre piani – il passato, gli interrogatori dei due protagonisti, l’investigazione attuale – e fino al quarto episodio tutto funziona a meraviglia. Dopo, la narrazione diventa più lineare e il filone serial killer mostra tutti i suoi limiti. Il finale è scontato e posticcio, ma perdonabile per la caratterizzazione dei protagonisti da antologia, merito del copione da virtuosi e della recitazione da Oscar.
True Detective 2 è invece più convenzionale, solo in apparenza: un omicidio e una task force che lo investiga, con la stessa polizia contro; tuttavia a poco a poco viene alla luce la trama di corruzione e crimine che serpeggia nel sottosuolo di Los Angeles, e veniamo trascinati in un pozzo senza fondo di male puro. Anche i protagonisti – questa volta quattro, tra cui una donna – fanno il loro viaggio all’inferno, fino al climax finale, potente e calzante questa volta, adeguato a una storia vera, cinico e spietato.
Il verdetto? La prima stagione vince per originalità della narrazione, recitazione e mistero; la seconda vince per profondità, sviluppo dei personaggi e finale. Restano due prodotti al massimo livello, due thriller da otto ore mozzafiato, otto episodi da non perdere. E tu, cosa ne pensi?
Finisco con l’inizio: i titoli di testa della seconda stagione, ultraterreni, superiori a quelli già spettacolari della prima stagione, con la voce di Leonard Cohen che ci accompagna giù giù all’inferno.
¿Mejor la primera o la segunda? Después de disfrutar de “True Detective 2” la comparación es inevitable: ¿mejor la caza frenética al asesino en serie sicópata o la investigación en el fango corrupto de política, policía, capitalistas y gangster? Si no sabéis de lo que estoy hablando, corred a ver la primera temporada, con Matthew McConaughey y Woody Harrelson en estado de gracia, y luego tirad para adelante con la segunda temporada, aún más oscura y escalofriante que la primera. (Nota: las dos temporadas son independientes, nuevos personajes, nueva historia)
Si en cambio las habéis visto ambas, ahí va mi juício (cuidado con los spoilers): las dos son producciones maravillosas, emocionantes y que enganchan, en las que los 55 minutos de cada capítulo vuelan en un santiamén, en tensión en el sofá de principio a fin, con la angustia de conocer la verdad y ver cómo conseguirán los protagonistas a pillar a los malos sin que les quiten la vida, o el alma.
True Detective 1 tiene un enfoque más original al argumento investigativo: más que investigarse el crimen, se les investiga a los detectives. La narración se desarrolla por lo menos en tres planos – el pasado, los interrogatorios de los dos protagonistas, la investigación actual – y hasta el cuarto capítulo todo funciona a la perfección. Después, la narración se vuelve más lineal y el tema asesino en serie enseña todos sus límites. El final es previsible y postizo, pero se le perdona por la magistral caracterización de los protagonistas, mérito del guión perfecto y de las actuaciones de Oscar.
True Detective 2 es en cambio más convencional, sólo aparentemente: un homicidio y una task force que lo investiga, con la policía misma en contra; sin embargo poco a poco sale a la luz la trama de corrupción y crimen que infecta el subsuelo de Los Ángeles, y acabamos arrastrados en un pozo sin fondo de pura maldad. También los protagonistas – esta vez cuatro, entre los que una mujer – hacen su propio viaje al infierno, hasta el clímax final, potente y adecuado esta vez, justo para una historia de verdad, cínico y despiadado.
¿Mi veredicto? La primera temporada gana por originalidad de la narración, actuaciones y misterio; la segunda gana por profundidad, desarrollo de los personajes y final. Se trata de dos productos al máximo nivel, dos thriller de ocho horas para cortar el aliento, ocho capítulos imperdibles. ¿Y tú, qué opinas?
Termino con el principio: los títulos de cabecera de la segunda temporada, ultraterrenos, superiores si cabe a los ya espectaculares de la primera temporada, con la voz de Leonard Cohen que nos acompaña allí abajo, al infierno.
Yannis era grave. La cirrosi lo stava divorando. Troppi anni da ubriacone, troppi bagordi senza pensare al domani. Era l’ultimo di una famiglia di 19 fratelli, più una decina di cugini, che lavoravano insieme nell’azienda di famiglia. Erano una famiglia ricca, prospera, quasi felice, e le liti di nonni, bisnonni e trisavoli per spartirsi oscure eredità erano finite da due generazioni.
Yannis si occupava di organizzare le vacanze di famiglia, poca cosa, ma almeno dalla sua umile casa, la più povera di tutte, aveva la miglior vista sul Mare Nostro di tutta la famiglia. Tutti gliela invidiavano, e andavano al mare dalle sue parti appena gli impegni glielo permettevano.
Però Yannis stava sempre peggio. Gli mancavano i soldi per mangiare. Dimagrì, aveva crisi depressive. Tentò di togliersi la vita.
La malattia di Yannis divideva i fratelli. Tutti sembravano d’accordo con Johanna, la sorella maggiore, che guidava l’azienda con fermezza teutonica: era colpa di Yannis, che da irresponsabile si era ubriacato per anni trascurando il suo lavoro. Ma sottovoce molti dissentivano, soprattutto Giovanna, Juana e João, che vivevano sul Mare Nostro come Yannis e, come lui, sentivano che la vita non era solo lavorare e guadagnare, come sosteneva Johanna. E se era vero che Yannis era colpevole di essere un ubriacone, era anche vero che l’alcol che beveva era quello prodotto dalla ditta di famiglia, che era quindi responsabile di averlo avvelenato per anni. Anche Jeannette, sotto sotto, la pensava come loro, ma malgrado il suo savoir-faire non osava dirlo a Johanna perché erano vicine di casa, e le due sorelle avevano fama di essere sempre d’accordo su tutto. Il cugino John, dalla sua casetta sull’isola, seguiva le incomprensioni dei fratelli con un misto di divertimento e preoccupazione, mentre lo zio Ivan cercava di consolare Yannis invitandolo ogni tanto a un cicchetto di Vodka.
Un bel giorno Yannis mancò per l’ennesima volta al lavoro. Così Johanna convocò 19 fratelli per una riunione d’emergenza.
– Yannis sta molto male. Non compie il suo dovere sul lavoro. Dobbiamo prendere dei provvedimenti.
Messo alle strette, Yannis accettò l’ultimatum: la famiglia gli avrebbe garantito una fornitura regolare di alcolici, in cambio lui si impegnava ad adempiere ai suoi doveri lavorativi nei confronti della famiglia.
Presto l’accordo si rivelò insostenibile: il fegato di Yannis stava sempre peggio, e continuare a bere non faceva che peggiorare la sua salute. Così Yannis, in un momento di rara lucidità, capì che doveva smettere. Decise di andare in una clinica di disintossicazione, e chiese agli altri 18 fratelli di pagargli il ricovero, promettendo di ripagarli dopo la guarigione. Johanna si oppose. Molto si litigò, e volarono insulti e recriminazioni. Ma nessuno dei fratelli osò contraddire Johanna, e così Yannis fu espulso dalla ditta e dalla famiglia.
Ora Yannis vive in una casa modesta. Le sue giornate sono scandite da una liturgia di piccoli gesti che lo mantengono sobrio. Ha riallacciato i rapporti con Juana, Giovanna, João e Jeannette, che in fondo invidiano la sua serenità. Il migliore amico di Yannis è lo zio Ivan, che ha pagato la clinica al nipote e per il quale ora Yannis lavora come agente di viaggio.
Johanna non ha mai più voluto parlare con Yannis. Dopo l’espulsione i rapporti in famiglia sono peggiorati, i fratelli si accapigliano su tutto, l’azienda va male, e la concorrenza della famiglia Huang minaccia di comprare la ditta e licenziare tutti.
L’unico che se la passa bene è John. Si gode la sua casa sull’isola, e ogni tanto va in vacanza dalle parti di Yannis, perché Yannis ha sempre la miglior vista sul Mare Nostro di tutta la famiglia.
Yannis estaba grave. La cirrosis lo estaba devorando. Demasiados años de borracho, demasiadas juergas sin pensar en el mañana. Era el último de una familia de 19 hermanos, además de una docena de primos, que trabajaban juntos en la empresa de la familia. Eran una familia rica, próspera, casi feliz, y las disputas de los abuelos, bisabuelos y tatarabuelos para repartirse oscuras herencias se habían terminado desde hacía dos generaciones.
Yannis era el encargado de organizar las vacaciones de la familia, poca cosa, pero por lo menos desde su humilde casita, la más pobre de todas, tenía las mejores vistas al Mar Nuestro de toda la familia. Todo el mundo le envidiaba, y se iban a veranear donde él tan pronto como los compromisos se lo permitían.
Pero Yannis estaba empeorando. Le faltaba el dinero para comer. Perdió peso, tenía ataques de depresión. Trató de quitarse la vida.
La enfermedad de Yannis dividía a los hermanos. Todo el mundo parecía estar de acuerdo con Johanna, la hermana mayor, quien dirigía la empresa con firmeza teutónica: era culpa de Yannis, que irresponsablemente se había emborrachado durante años dejando de lado su trabajo. Pero muchos en realidad disentían, especialmente Giovanna, Juana y João, que vivían al lado del Mar Nuestro como Yannis y, como él, sentían que la vida no sólo consistía en trabajar y ganar dinero, como sostenía Johanna. Y si bien era cierto que Yannis era culpable de ser un borracho, también era cierto que el alcohol que bebía lo fabricaba la empresa familiar, que era entonces responsable de haberlo envenenado durante años. Jeannette también, en el fondo, pensaba como ellos, pero a pesar de su savoir-farie no se atrevía a decírselo a Johanna porque eran vecinas, y las dos hermanas tenían la reputación de estar siempre de acuerdo en todo. El primo Juan, desde su casa en la isla, seguía los malentendidos de los hermanos con una mezcla de diversión y preocupación, mientras el tío Ivan trataba de consolar a Yannis invitándolo vez en cuando a un chupito de vodka.
Un día, Yannis faltó una vez más al trabajo. Así Johanna convocó a los 19 hermanos para una reunión de emergencia.
– Yannis está muy enfermo. No cumple con su deber en el trabajo. Tenemos que tomar medidas.
Acorralado, Yannis aceptó su ultimátum: la familia le garantizaría un suministro regular de alcohol, a cambio él se comprometería a cumplir con sus deberes para con la familia.
Pronto el acuerdo resultó insostenible: el hígado Yannis estaba cada vez peor, y seguir bebiendo no hacía más que empeorar su salud. Así Yannis, en un raro momento de lucidez, comprendió que tenía que dejarlo. Decidió ir a una clínica de rehabilitación, y pidió a los otros 18 hermanos que pagaran por su hospitalización, con la promesa de devolvérselo cuando estuviera curado. Johanna se opuso. Mucho se discutió, y volaron insultos y recriminaciones. Pero ninguno de los hermanos se atrevió a contradecir a Johanna, y así Yannis fue expulsado de la empresa y la familia.
Ahora Yannis vive en una casa modesta. Sus días están marcados por una liturgia de pequeños gestos que le mantienen sobrio. Ha retomado el contacto con Giovanna, Juana, João y Jeannette, que en el fondo envidian su serenidad. El mejor amigo de Yannis es el tío Ivan, quien pagó la clínica para su sobrino y para el que ahora Yannis trabaja como agente de viajes.
Johanna nunca quiso volver a hablar con Yannis. Después de la expulsión, las relaciones familiares se han deteriorado, los hermanos se pelean por cualquier cosa, la empresa va mal y la competencia de la familia Huang amenaza con comprar la empresa y despedir a todos.
Al único que le va bien es a John. Disfruta de su casa en la isla, y a veces se va de vacaciones donde Yannis, porque Yannis aún tiene las mejores vistas al Mar Nuestro de toda la familia.